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TESTATA: IL MESSAGGERO - 14 settembre 2007
TITOLO:
Il blocco è mentale

RUGBY AI MONDIALI L'ITALIA VUOLE TORNARE QUELLA DEL SEI NAZIONI

Marsiglia - La squadra è "una stampa e una figura" con quella che nel Sei Nazioni sconfisse Scozia e Galles e che tre settimane fa sfiorò la vittoria contro l'Irlanda. Ma allora perché con gli All Blacks non ha meritato l'onore delle armi (76-14)? E servirà il successo stentato a ritrovare grinta in vista del match del 19 col Portogallo e di quello con la Scozia il 29, decisivo per conquistare il finora inaccessibile quarto di finale? La risposta a Marco Ricci, il "motivatore", l'allenatore mentale, il primo affiancato alla nazionale per approdare ai Mondiali curando ogni dettaglio. "Nei primi 30 minuti con la Nuova Zelanda - dice il trentacinquenne romano che segue anche atleti di calcio, tennis e atletica - gli azzurri avevano evidentemente disinnescato le loro capacità di gioco. E' una squada che dà il meglio se parte dal ruolo di sfavorita e con gli All Blacks non puntava certo a vincere, ma a mettere duramente in difficoltà i migliori del mondo. Compito duro sovrapporto alla tensione dell'esordio e alla volontà di offrire un buon gioco alla nuova e più vasta platea del rugby (a Marsiglia record con 10mila fedeli italiani,ndr): così si è spenta le capacità di reazione degli azzurri di fronte ad una macchina da guerra peraltro perfetta". Ma non si possono superare questi "blocchi" psicologici?
"Nel rugby, gioco di squadra per eccellenza, è difficile: con gli azzurri, d'accordo con lo staff di Berbizier, ho preferito appunto lavorare in gruppo, ma finora l'espressione del gioco della nazionale è stata inferiore alla somma dei singoli azzurri, tra i quali molti fuoriclasse che devono gestire anche una grande e nuova popolarità." Meno interviste e più placcaggi? Ma poi la Romania non è la Nuova Zelanda. "E' un ambiente sempre più complesso e, a proposito della Romania, ci sono stati solo quattro giorni per recuperare fiducia: e la pressione su questi neoprofessionisti è fortissima.".
Ma conquistare i quarti di finale non è una motivazione sufficiente? E poi gli azzurri ormai guadagnano somme interessanti (i migliori arrivano a 300mila euro l'anno, ndr)? "Certo, ma poi in campo ci sono anche gli avversari ugualmente motivati: assemblare una squadra di rugby resta un compito entusiasmante ma complesso anche perché si gioca 15 contro 15. Ad ogni modo sono sicuro che la vittoria con la Romania segna una svolta: d'ora in poi gli azzurri riusciranno a giocare come sono davvero capaci".
Il Messaggero - Il blocco è mentale
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