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Il team vincente prende il certificato
Il team vincente prende il certificato
Anche nella vita professionale per fare gol non basta il talento, ma serve il coach giusto. L'allenatore che entra in azienda non ha però nulla a che vedere con i suoi omologhi sportivi, anche se ne condivide il metodo; il coach infatti è un pò formatore, un pò motivatore, un pò psicologo oppure, per dirla come Flaminia Fazi, presidente e fondatrice di un coach e vicepresidente della Federazione italiana Coaching "un catalizzatore di energie, di risorse e di nuove opportunità".
Attenzione però: niente guru, o convention all'americana con tanto di camminata sui carboni ardenti o corso di sopravvivenza in stile reparto d'élite dei marines.
ETICA E DIPLOMA. I veri coach sono certificati, con tanto di diploma dell'International Coaching Federation e hanno un codice etico rigorosissimo. "Molte volte", spiega Marco Valerio Ricci, presidente dell'Accademia dei Coach "quando arrivano da noi manager o dipendenti, spesso si aspettano il guru di turno oppure vedono il coaching come l'ultima spiaggia; ovvero una prova da superare per poter restare in azienda. Noi gli spieghiamo che non è assolutamente così, anzi, tutto l'opposto". Già, perché il coaching serve a valorizzare le risorse umane e non a penalizzarle.
"Si accelera un processo di apprendimento, si costruisce un team "spiega Fazi. "Si aiutano le persone a gestire meglio la loro comunicazione e superare i contrasti interpersonali, a superare i loro limiti, imparando a conoscersi meglio. E non vale solo per i top manager, ma per tutta la struttura aziendale". In sostanza il coach è come un allenatore mentale, che aiuta il manager o l'executive a dare il meglio di sé, a focalizzare di nuovi i suoi obiettivi, a riprendere conoscenza delle sue potenzialità.
"Spesso nelle aziende c'è difficoltà di comunicazione interpersonale, scarsa propensione al cambiamento e spesso le organizzazioni complesse non riescono a trasferire i loro valori all'interno: il coaching serve anche a questo", aggiunge Ricci.
POCA CULTURRA PER LE PMI. Una lezione che le grandi aziende hanno capito, ma dalla quale le piccole e medie imprese sono ancora escluse. "E non è solo per una questione di costi" dice Fazi "perché i benefici superano di gran lunga la spesa. Dopotutto, si tratta dello stesso costo di una vacanza al mare, ma le ricadute possono cambiare veramente la vita dell'imprenditore o del manager.
Il problema in questo caso è spessa la cultura aziendale delle Pmi. "Nelle grandi aziende c'è molta più apertura, perché hanno un maggior contatto con l'estero" spiega Ricci "ma il mondo delle piccole e medie imprese avrebbe grandissimo giovamento dal coaching. E' vero che la spesa è alta, ma i ritorni aziendali lo sono ancora di più".
Per questo chi lo prova, lo riprova. "Sono molti i manager o gli executive che tornando da soli, senza il supporto economico dell'azienda, alla fine del coaching, per continuare" dice ancora Fazi. "Anche molti imprenditori" conferma Ricci "si rivolgono a noi per delle sessioni di coaching direttamente".
Perché il coaching non è solo un metodo che serve a migliorare la propria professionalità e il rapporto in azienda, ma si riflette sulla vita della persona. "Mi sono capitati top manager o executive" conclude Fazi "che mi chiamavano perché volevano cambiare vita, mettersi in proprio diventando consulenti o cominciare a fare politica. Il coaching non è solo uno strumento per chi vive la realtà aziendale, ma è utile per tutti".
Attenzione però: niente guru, o convention all'americana con tanto di camminata sui carboni ardenti o corso di sopravvivenza in stile reparto d'élite dei marines.
ETICA E DIPLOMA. I veri coach sono certificati, con tanto di diploma dell'International Coaching Federation e hanno un codice etico rigorosissimo. "Molte volte", spiega Marco Valerio Ricci, presidente dell'Accademia dei Coach "quando arrivano da noi manager o dipendenti, spesso si aspettano il guru di turno oppure vedono il coaching come l'ultima spiaggia; ovvero una prova da superare per poter restare in azienda. Noi gli spieghiamo che non è assolutamente così, anzi, tutto l'opposto". Già, perché il coaching serve a valorizzare le risorse umane e non a penalizzarle.
"Si accelera un processo di apprendimento, si costruisce un team "spiega Fazi. "Si aiutano le persone a gestire meglio la loro comunicazione e superare i contrasti interpersonali, a superare i loro limiti, imparando a conoscersi meglio. E non vale solo per i top manager, ma per tutta la struttura aziendale". In sostanza il coach è come un allenatore mentale, che aiuta il manager o l'executive a dare il meglio di sé, a focalizzare di nuovi i suoi obiettivi, a riprendere conoscenza delle sue potenzialità.
"Spesso nelle aziende c'è difficoltà di comunicazione interpersonale, scarsa propensione al cambiamento e spesso le organizzazioni complesse non riescono a trasferire i loro valori all'interno: il coaching serve anche a questo", aggiunge Ricci.
POCA CULTURRA PER LE PMI. Una lezione che le grandi aziende hanno capito, ma dalla quale le piccole e medie imprese sono ancora escluse. "E non è solo per una questione di costi" dice Fazi "perché i benefici superano di gran lunga la spesa. Dopotutto, si tratta dello stesso costo di una vacanza al mare, ma le ricadute possono cambiare veramente la vita dell'imprenditore o del manager.
Il problema in questo caso è spessa la cultura aziendale delle Pmi. "Nelle grandi aziende c'è molta più apertura, perché hanno un maggior contatto con l'estero" spiega Ricci "ma il mondo delle piccole e medie imprese avrebbe grandissimo giovamento dal coaching. E' vero che la spesa è alta, ma i ritorni aziendali lo sono ancora di più".
Per questo chi lo prova, lo riprova. "Sono molti i manager o gli executive che tornando da soli, senza il supporto economico dell'azienda, alla fine del coaching, per continuare" dice ancora Fazi. "Anche molti imprenditori" conferma Ricci "si rivolgono a noi per delle sessioni di coaching direttamente".
Perché il coaching non è solo un metodo che serve a migliorare la propria professionalità e il rapporto in azienda, ma si riflette sulla vita della persona. "Mi sono capitati top manager o executive" conclude Fazi "che mi chiamavano perché volevano cambiare vita, mettersi in proprio diventando consulenti o cominciare a fare politica. Il coaching non è solo uno strumento per chi vive la realtà aziendale, ma è utile per tutti".
Economy - Il team vincente prende il certificato
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